Sunday, August 20th, 2017

Cosa ho appreso nel mio weekend di Dynamo Camp: gioia di vivere, umanità ed eccellenza professionale

aprile 4, 2017 by  
Filed under Good Business, Primo piano

http://www.rotaract2072.org/wp-content/uploads/2016/08/Kdy-yy2K.jpegE’ passata una settimana dalla mia esperienza al Dyano Camp.
Ho trascorso lì 4 giorni, invitato con la mia famiglia dal Bambin Gesù di Roma, a motivo del diabete della mia primogenita.

E’ stata una esperienza molto forte.
Mi ha dato molto, con un gran desiderio di condividerlo (lo sanno già gli amici più vicini, ai quali sto facendo “na capa tanta”.

Traccio 3 elementi che vorrei condividere.

1. “Credo che non sia la salute il centro della nostra felicità.”

Quello che ci ha colpito sin dal nostro arrivo è stato il sorriso sincero e deciso dello staff del Dynamo Camp, compresi i volontari.
Una allegria, un continuo desiderio di divertirsi, fortemente contagioso.
Poteva sembrare spensieratezza… ma come? Queste persone continuamente incontrano bambini e ragazzi malati, con patologie ancora più gravi e pesanti del diabete.
E allora perchè tanta allegria.
La chiave che mi sono dato è che la felicità non è legata alla salute.
In parte quel gran filosofo che è stato Massimo Troisi l’aveva anticipato nel finale del suo primo film “Ricomincio da tre”.
“Quando c’è l’amore c’è tutto…”. Lui poi correggeva la fidanzata: “… no chella veramente è a salute…”.

Ma forse lui stesso era in dubbio.

Io penso seriamente che la felicità, a cui tutti aspiriamo, sia maggiormente legata all’amore che alla salute.
Alla nostra capacità di amare, di far sentire amate le persone che ci sono intorno, e di saper cogliere il loro amore per noi.

In questi anni in cui la malattia si è presentata come compagna di viaggio per la mia famiglia, mi sono convinto che la più grande sofferenza non è potenzialmente legata ad essa.
In questi anni devo dire che la gioia non ci è mancata.
Ciò che potrebbe strapparcela credo potrebbe essere piuttosto la nostra mancanza di unità.
Innanzitutto la mancanza di unità con la persona che hai al fianco.
Grazie a Dio è una esperienza che non stiamo vivendo. Ma da quel poco che vedo intorno a me, l’unità familiare è il bene più prezioso da preservare.

2. “Quando siamo imperfetti siamo più veri e ci siamo maggiormente”.

I nostri giorni sono stati contrassegnati da una serie di attività per molti di noi totalmente nuove: radio, arrampicata, balli,…
Molte attività ci hanno messo in gioco, quasi in ridicolo nella nostra impreparazione e mancanza di controllo.
Nel momento in cui siamo stati più ridicoli siamo stati più umani.
Apparentemente ridicoli ma mai ridicolizzati. Il valore del mettersi pienamente in gioco e non della “performance” realizzata.

L’umanità si è manifestata sempre di più, permettendoci di manifestare rapidamente, a persone fino a poco tempo prima sconosciute, i nostri tratti umani più belli: l’umiltà, la condivisione, la solidarietà.

Quante occasioni abbiamo sul lavoro per mostrarci vulnerabili, imperfetti, fragili, e attraverso questo offrirci per sostenere gli altri in questa stessa loro imperfezione.
Ci manifestiamo nella nostra piena umanità?
Quale sguardo poggiamo sulle persone che ci circondano.

Cosa cerchiamo nelle nostre interazioni: una gara di performance o di sostegno e umanità.

3. “L’impegno sociale con eccellenza professionale lascia una traccia più incisiva”.

Infine, sembra paradossale, in questo clima di gioia nella malattia, di umanità nella imperfezione, siamo stati circondati da un’altissima professionalità.
Tutto curato con eccellenza nei particolari: il brand, gli spazi, la comunicazione, l’organizzazione.

Una volta me lo aveva fatto notare Ernesto Albanese, il fondatore de L’Altra Napoli. Mi era arrivato un calendario della sua onlus. Era bellissimo, degno della migliore business school internazionale o della migliore multinazionale.
Lo avevo chiamato e lui aveva notato il mio stupore.
Ma perchè il no-profit non dovrebbe curare il “bello”? Perchè non dovrebbe manifestare eccellenza professionale?
Il bello è generativo, la cura, la professionalità sono generative.
Vedi le cose curate e ti viene voglia di curare le tue, vedi le cose belle e ti viene voglia di estendere il bello intorno a te. Vedi la qualità professionale e questo crea tensione positiva sul tuo stesso lavoro.

I primi due punti potrebbero sembrare poco attinenti ad un blog nato per trattare temi professionali.
Ma come i ricercatori della POS – Positive Organizations fanno notare, ci dovremmo domandare se il nostro escludere tanti temi della umanità dal contesto professionale (come la sofferenza, la compassione, la ricerca della felicità…) sia nella natura del lavoro e delle imprese, o piuttosto non abbia privato sino ad oggi lavoro e imprese della loro “anima”.

Io sono per la seconda…

Per questo concludo con alcune parole che in questi giorni hanno “risuonato” in modo particolare dentro di me dopo questa esperienza al Dynamo Camp.
Quelle di Fiorella Mannoia.
E chi mi conosce bene ringrazierà il fatto che le sta leggendo e non la sente da me cantate ;-)

“Che sia benedetta
Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”

 

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