Thursday, October 18th, 2018

Salire sulle spalle di giganti…Lezioni di leadership dal Gen. Camporini

dicembre 11, 2012 by  
Filed under Managing oneself, Primo piano

La scorsa settimana il titolo di questo post per me ha avuto un volto. Sono salito sulle spalle (si intende metaforicamente…) del Gen. Camporini e la prima sensazione che ho avuto è di essere molto in alto, la seconda sono state le vertigini….
Il fortunato incontro è stato all’interno dell’aula dell’Executive Master Media e Telco dove il Generale ha tenuto un intervento sulla leadership. In questo post mi cimento sul difficile compito di riportare gli elementi che mi hanno colpito e per i quali provo le vertigini….
Cosa caratterizza un leader? Siamo partiti da questa domanda e a seguire la mia sintesi:

1. Integrità: “se io cedo solo di 1 centimetro, i miei collaboratori potrebbero cedere di 10 cm ed allora crolla tutta l’organizzazione”. In questo campo esiste una sola regola: l’esempio. E questo passa dai piccoli gesti che i tuoi collaboratori notano (es. l’utilizzo improprio delle risorse dell’azienda-auto, strumenti, ecc.-).
L’esempio è anche relativo alla competenza che un capo deve avere, il capo deve essere esempio di “sapere”, approfondire le cose, non andare avanti per approssimazioni, aggiornarsi, ecc. “Puoi permetterti di dire ai tuoi collaboratori:da voi pretendo che sappiate fare il vostro lavoro, solo perché io so fare il mio”. Studiare con continuità ed ammettere con serenità se qualcosa non si capisce è un esempio che un capo deve dare!
L’integrità passa anche per essere pronti a “consegnare il proprio cappello” se non si è d’accordo con decisioni rilevanti prese dai vertici. Per le decisioni “non importanti” il suggerimento del Generale è convocare il team, con sincerità ammettere il disaccordo ma data la marginalità della scelta eseguirla comunque al meglio.
Vi riporto una norma “etica” citata che mi ha particolarmente colpito: “Combattere fino alla morte per la propria idea fino a quando il capo non ha preso una decisione. Presa la decisione combattere fino alla morte per supportare e mettere a terra l’idea del capo”.

2. Motivazione: il rispetto dei collaboratori è il primo punto, il leader guida con rispetto gli altri ma non si fa sopraffare. E’ consapevole che il patrimonio più importante di cui dispone sono gli uomini e le donne che non aspettano altro che essere valorizzati, di sentirsi parte di una visione. Il ruolo del capo consiste principalmente nel portare a conoscenza degli obiettivi della organizzazione e farli sentire come propri.
Come farlo?
valorizzare il collaboratore come persona e non come elemento di produzione (risorsa). Chiedere come vanno le cose, interessarsi all’altro con sincerità, capire quali sono le aspirazioni, cosa può interessare il collaboratore. In questo modo si crea un ambiente lavorativo sereno dove il rispetto, la lealtà, la sincerità sono la base sulla quale si instaurano le relazioni professionali, è in questo modo che si crea spirito di corpo che genera comportamenti coerenti con la finalità della struttura organizzativa.

– Dimostrare che le cose possono migliorare, che gli errori fatti non si fanno più. Questo passa invogliando le persone ad ammettere i propri errori con la consapevolezza che l’organizzazione non cerca un colpevole ma le cause per evitare che si ripropongano in futuro, in sintesi si tratta di “convincere i propri collaboratori a farsi una esame di coscienza e confessarsi sapendo che saranno perdonati”

3. A cosa stare attenti: La tentazione di un capo è di farsi assecondare ovvero circondarsi da collaboratori solo pronti a darti ragione, la tentazione sta nel fatto che un capo può creare questi ambienti di “consenso” e collaboratori pronti a dirti che hai ragione fioccheranno sempre… si tratta del pericolo degli “Yes Man“. Rompere questo gioco lo può fare solo il capo, creando un clima di fiducia, con un effettivo flusso bidirezionale di informazioni.

4.Ottimismo: “se sei ottimista agisci, altrimenti ti fermi!” Ottimismo come capacità di vedere del buono in ogni circostanza, in ogni evento c’è del buono l’atteggiamento positivo ti aiuta a trovarlo! Se vale il detto che per ogni porta che si chiude si apre un portone, il pessimista il portone non lo vede… e perde molte occasioni!

“Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”
Questa è la frase famosa di Isaac Newton che mi ha ispirato questo post(sembra che lui si riferisse a Galileo). Lui (Isaac) ha avuto la capacità di salire, probabilmente avvertire le vertigini ed emulare i giganti. Io e le persone che hanno avuto il privilegio di ascoltare questa testimonianza speriamo di riuscire a fare altrettanto.

Ugo

Comments

8 Responses to “Salire sulle spalle di giganti…Lezioni di leadership dal Gen. Camporini”
  1. Giulia Chiari scrive:

    Ottima sintesi, e utilissima testimonianza!

  2. Andrea Passariello scrive:

    Riporto “tel quel” le brevi considerazioni raccolte nei miei appunti, che avevo lasciato scorrere attraverso la mia penna (elettronica)appena finita la testimoninaza…
    “persona lucida, autorevole, chiara, solida, ad ogni domanda segue una risposta pertinente e immediatamente corredata di una caso di vita vissuta attinente e chiarificatore di ciò che era stato appena trasmesso…emana e rende palesi le caratteristiche del leader e della leadership attraverso la propria persona…non c’è distanza tra ciò che afferma e ciò che trasmette di essere”
    Ecco sopratutto quest’ultimo aspetto mia ha molto colpito, nella mia percezione la piena corrispondenza tra il predicato ed il praticato, tra l’essere ed il dichiarato..in una parola la coerenza nella sua più lucida rappresentazione.
    Aggiungerei poi un altro aspetto alla sintesi Ugo ossia la Responsabilità. Un leader si assume la responsabilità della decisione, è una prerogativa che gli appartiene e che deve esercitare anche a tutela dei propri collaboratori. Senza l’assunzione di responsabilità si può al massimo ambire ad un ruolo di “Capo”, ma non di “Leader”.
    ciao a tutti
    Andrea

  3. Saverio Catrambone scrive:

    La sintesi va benissimo…

  4. Antonio Palumbo scrive:

    …lavora per essere un uomo di valore e non un uomo di successo…

  5. Luigi Di Fraia scrive:

    le grosse organizzazioni tendono a chiudersi su se stesse nei momenti di forte cambiamento…è nella natura delle persone il mantenimento dell’ordine precostituito.
    Il gen.Camporini, da leader, ha condotto numerose trasformazioni in un settore delicato come la difesa trasmettendo all’organizzazione un senso di stabilità e un ‘idea’ di piccoli cambiamenti che però, visti nel quadro generale d’insieme, hanno consentito una trasformazione globale dell’intera organizzazione.

  6. Aimone scrive:

    Ti aspetti un Generale dal fisico imponente alto 2 metri con delle spalle larghe …. ed invece ti trovi davanti un Piccolo Granade Uomo la cui umiltà mi ha colpito (diceva: sono diventato capo di stato maggiore della difesa perchè era il turno dell’areonautica!) … grande tenstimonianza!

    “La pace fa ricchezza, la ricchezza porta superbia, la superbia porta la guerra, la guerra porta miseria, la miseria porta l’umiltà e l’umiltà fa di nuovo la pace” (Geiler von Keysersberg)

    A presto
    Aim

  7. Elena Razzano scrive:

    Grazie della sintesi!

    Aggiungerei due ulteriori idee che mi sono rimaste:
    il capo deve condurre e non farsi condurre dai suoi… non è solo integrità, ma anche idee chiare, volontà e coraggio per assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Lo ricordava anche Andrea qualche commento più sopra.
    E comunque il capo può sbagliare “deve essere su un piedistallo, ma rimanere umano”: come dire, fa venire voglia di seguirlo, di essere migliore, e si vede che è possibile!

    Tanti spunti per il nuovo anno!

  8. Edoardo Bellafiore scrive:

    Grazie per la sintesi di questa preziosa testimonianza!

    Sottolineo quanto riporti nel punto 1 sull’integrità, relativo alla ricerca dell’eccellenza, che per un leader si traduce nell’attenzione anche ai piccoli gesti.

    Interessante la nota relativa gli yes-people.
    A questo proposito, riporto di seguito un passo di Martha Nussbaum (docente di Law and Ethics all’Università di Chicago):

    “I principali formatori aziendali con i quali ho parlato negli Stati Uniti sostengono che alcuni dei nostri peggiori disastri – il fallimento di certi progetti del programma spaziale della Nasa, l’ancor più drammatico fallimento di Enron e WorldCom – siano da imputare alla cultura degli yes-people, al trionfo dell’acquiescenza verso l’autorità…”

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