Wednesday, November 14th, 2018

Self-awareness, alcuni strumenti

marzo 29, 2009 by  
Filed under Managing oneself, Synergize

In un post precedente abbiamo detto che è stato ampiamente riconosciuto che la consapevolezza di sè, dei propri punti di foza, di quelli di debolezza, del proprio stile, sia un punto di partenza fondamentale nello sviluppo delle proprie capacità.

D’altra parte è anche uno dei risultati più difficili da raggiungere, e su di esso siamo sempre in cammino, c’è sempre qualcosa da scoprire con maggiore profondità o ampiezza.

E’ esperienza comune che ciascuno di noi ha i propri punti ciechi. Analogamente al fatto che quando guidiamo esistano punti della nostra auto che sfuggono ad ogni specchietto retrovisore, così nelle nostre relazioni ci sono elementi di noi stessi chiarissimi agli altri e totalmente ignoti a noi.

Questa considerazione è stata tra l’altro formalizzata nel modello della finestra di Johari:

Johari Window

Johari Window

Il primo quadrante, chiamato “Arena”, rappresenta le informazioni che sono note sia al soggetto che agli altri. In questo senso è anche definita come area pubblica.

Il secondo quadrante, chiamato la “Facciata”, comprende le informazioni che la persona conosce di sé ma che gli altri non sanno: è anche detta area privata.

Nel terzo quadrante, chiamato “Punto Cieco”, le informazioni sulla persona sono note agli altri, ma non alla persona stessa. L’unico modo che la persona ha per acquisire informazioni in questa area cieca è attraverso il feedback diretto degli altri (espressamente richiesto o meno).

Il quarto quadrante è chiamato “Ignoto”. Rappresenta le informazioni sconosciute sia al soggetto che agli altri. Non c’è modo di acquisire direttamente le informazioni contenute in questo quadrante, definito anche come area dell’inconscio.

La scoperta che ci siano elementi della nostra personalità noti agli altri  e non a noi è qualcosa che per molti di noi è stato sconvolgente. Banalmente basta pensare alle prove che vengono effettuate in molte sessioni di public speaking, nelle quali le persone vengono riprese con una telecamera. Quando si rivedono questi filmati la prima affermazione dei protagonosti è tipicamente: “Per favore: qualcuno mi dica che quello non sono io!”.

Questo accade sia per punti di debolezza che per punti di forza. A volte dal confronto con gli altri emergono delle capacità distintive che abbiamo sempre sottovalutato e appunto per questo non sviluppate e non sempre valorizzate.

Si evince subito che quindi una delle risorse principali per addentrarsi nei propri punti ciechi è il confronto con gli altri. Questo confronto ci permette a volte di effettuare il “salto di paradigma” più significativo: vedere noi stessi con gli occhi degli altri.

Questo si riesce ad attuare nella misura in cui sono disposto a mettere in discussione l’immagine che mi sono fatto di me stesso.

Esistono però anche degli specifici “strumenti”. Si riporta ad esempio il Myers-Briggs Type Indicator, uno dei più ampiamente utilzzati strumenti di assessmente nel mondo.

E’ stato disegnato da Isabel Myers e sua madre Katherine Cook Briggs e si fonda sul lavoro di Carl Jung.

Fu inizialmente disegnato dalle due ricercatrici durante la seconda guerra mondiale per aiutare i civili che, entrando onelle forze armate, potessero identificare più facilmente il lavoro attraverso il quale dare il proprio migliore contributo.

L’MBTI usa 4 variabili a 2 valori, che portano così a creare una matrice di 16 “tipi” di personalità.

Matrice MBTI

Matrice MBTI

La prima variabile (E/ I) descrive la risorsa di energia mentale. Gli Extraverts ricavano energia dagli altri, gli Introverts da se stessi.

La seconda (S/ N) identifica il modo in cui ciascuno di noi ricava le informazioni. I Sensors raccolgono le informazioni ricorrendo a ciascuno dei 5 sensi; Gli iNtuitives si basano su impressioni raccolte anche in maniera parziale ma più dirette.

La terza variabile (T/ F) descrive come prendiamo le decisioni. I tipi Feeling usano fortemente la propria intelligenza emotiva (prendono le decisioni “di pancia”); i Thinkers usano maggiormente percorsi logici e lineari, razionali.

Infine la quarta variabile (J/ P) descrive quanto rapidamente giungiamo ad una conclusione. I tipi Judging hanno una forte esigenza di arrivare rapidamente ad una conclusione, in base ai dati raccolti (per “triel and error”). I Perceiving preferiscono mantenere le conclusioni aperte e raccogliere maggiori informazioni.

 

Un altro modello che descrive in maniera efficare i diversi profili, le diverse preferenze, che ci può aiutare a comprendere meglio i nostri approcci e quelli delle persone che ci circondano è quello che gli autori Honey e Mumford hanno elaborato a partire dal ciclo di apprendimento di Kolb:

stili di apprendimento
stili di apprendimento

I profili descrivono la modalità preferita per apprendere e a questa gli autori correlano un profilo più generale in termini di relazioni, stile di lavoro etc.

Gli Attivisti…
Si lasciano coinvolgere completamente e senza pregiudizi in nuove esperienze. Si godono il “qui e ora” e sono felici di essere dominati dalle esperienze immediate.
Hanno la mente aperta, non sono scettici e questo tende a renderli entusiasti riguardo alle novità. La loro filosofia è: “Perché no”.
Tendono ad agire e a considerare le conseguenze solo in seguito. Le loro agende sono fitte, le giornate piene di impegni.
Affrontano i problemi attraverso il brainstorming.
Non appena l’eccitazione derivante da un’attività svanisce, sono già occupati a cercarne un’altra. Tendono a prosperare sulla sfida delle nuove esperienze, ma li annoia la realizzazione e la consolidazione a lungo termine.
Sono persone socievoli costantemente in relazione con gli altri ma, nel farlo, cercano di concentrare tutte le attività attorno a loro stessi.
Ai Riflessivi… Piace riflettere sulle esperienze ed osservarle da diversi punti di vista. Raccolgono informazioni, sia da loro stessi che da altri, e preferiscono esaminarli approfonditamente prima di giungere qualsiasi conclusione.
L’approfondita analisi e collezione di informazioni riguardo le esperienze e gli eventi è quello che più conta per i riflessivi, per questo tendono a posticipare il raggiungimento delle conclusioni il più possibile. La loro filosofia è essere cauti. Essi sono persone profonde alle quali piace considerare tutte le possibili sfaccettature e implicazioni prima di fare qualsiasi mossa.
Preferiscono mantenere una posizione marginale durante gli incontri e le discussioni. Osservano le altre persone in azione. Ascoltano gli altri e seguono il corso della discussione prima di esporre il loro punto di vista.
Tendono a non attirare l’attenzione e hanno un atteggiamento leggermente distante e un’aria calma e tollerante.
I Teorici… Adattano e integrano le loro osservazioni in complesse ma logiche teorie. Essi affrontano i problemi con un metodo logico, verticale e step-by-step.
Assimilano fatti diversi in teorie coerenti. Tendono ad essere perfezionisti e non soddisfatti fino a che le cose non sono ordinate e adattate a uno schema razionale.
Si appassionano alle ipotesi di base, ai principi, alle teorie, ai modelli e ai sistemi. La loro filosofia premia la razionalità e la logica. La loro domanda più frequente è: “Quali sono le ipotesi di base?”.
Tendono ad essere distanti, analitici e dedicati alla obiettività razionale piuttosto che alle cose soggettive o ambigue.
Questo è il loro “quadro mentale” ed essi si rifiutano rigidamente qualunque cosa che non si adatti al loro schema.
Preferiscono massimizzare le certezze e si sentono a disagio con i giudizi soggettivi, il pensiero laterale e ogni cosa che possa essere frivolo.
Ai Pragmatici… piace molto provare nuove idee, teorie e tecniche per verificare la loro efficacia nella pratica. Sono positivamente alla ricerca di nuove idee e colgono sempre l’occasione per testarle. Essi sono quel genere di persone che tornano dai corsi di management pieni di nuovi input che vogliono mettere alla prova empiricamente. Gli piace procedere con le cose e agire immediatamente e fiduciosamente quando le idee li attraggono.
Tendono ad essere impazienti nelle discussioni senza fine. Sono essenzialmente persone pratiche, con i piedi per terra, alle quali piace prendere decisioni concrete, pratiche, che risolvono i problemi.
Affrontano i problemi e le opportunità come se fossero una sfida. La loro filosofia è: “C’è sempre un modo migliore” e “Se funziona, allora va bene”.
Questi modelli, se non li usiamo per semplicisticamente “etichettare” le persone, possono aiutarci molto perchè ci possono aiutare a prendere consapevolezza delle nostre potenzialità e dei nostri punti deboli.
Ma ci aiutano anche a relazionarci con gli altri. Attraverso di essi vediamo le persone che ci sono intorno un po’ meno pazze e “sbagliate” rispetto ad una prima impressione, e alla constatazione di quanto il loro stile sia “lontano dal nostro”.

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