Tuesday, November 13th, 2018

La total leadership: crescere in maniera coerente ed unitaria

Un professore della Wharton Business School dell’Università della Pennsylvania, Stew Friedman, ha formulato una proposta interessante.

E’ esperienza di ciascuno che i nostri diversi ruoli, principalmente quello di marito e padre, e quello di professionista, sembrano giocare una partita a scacchi. Un passo avanti in uno dei ruoli, a volte viene fatto a scapito dell’altro. Per conquistare mete importanti nell’uno, occorre pagare dei prezzi nell’altro. Ma è davvero il paradigma più coerente questo del “win-lose”?

Nel mondo anglo-sassone, per rappresentare il concetto che esistono dei contesti win-win, ovvero dove chi compete può trovare soluzioni comuni vincenti, hanno coniato l’espressione “let’s grow the pie!” (ampliamo la torta, anzicchè lottare per l’ultima fetta). Ancora, Steven Covey sullo stessa tema usa il concetto de “la mentalità dell’abbondanza”. Verificare fino in fondo se l’unica strada per ottenere qualcosa di positivo è sottrarre qualcosa agli altri.

Analogamente, il prof. Friedman sostiene che crescere su uno dei propri ruoli, a scapito dell’altro (prendo all’altro ruolo tempo, risorse emotive ed intellettive) è sicuramente praticabile, ma dove ci porta a medio termine? Ed è l’unica strada?

E se sperimentando ed innovando andassi alla ricerca di obiettivi, e quindi percorsi, che fossero sinergici, o comunque costruttivi per ciascuno dei miei ambiti?

Forse sarei meno stressato dallo “stretching” di sentirmi tirato da esigenze diverse e contrastanti, e forse sostenendosi l’un l’altro i miei ambiti mi porterebbero una maggiore stabilità e crescita nel tempo, a medio-lungo termine.

E’ possibile che la strada in questo modo sia meno ripida (e rapida) su ciascuno dei ruoli, ma le considerazioni sono sulla maratona della vita non sui 100 metri.

In particolare la total leadership categorizza i nostri ruoli in:

  • Self – sfera personale
  • Family – la famiglia, gli affetti
  • Work – la professione
  • Community – il contesto più ampio nel quale ci muoviamo (la società, il nostro paese, la nostra città…)

La total leadership prevede che nel formulare un Piano di Sviluppo Personale, si vada alla ricerca di obiettivi “totali”, coerenti con la nostra “unitarietà”.

Unitarietà: siamo una sola persona che agisce in ambiti diversi. Se agiamo in modo incoerente e “divergente” nel medio termine manifesteremo questo essere stirati in direzioni contrastanti.

Pensiamo invece alle conseguenze di azioni che arricchiscono positivamente i 4 ambiti, che quindi si alimentano e sostengono vicendevolmente.

Come procedere? Essenzialmente per 3 passi, sempre secondo i suggerimenti del prof. Friedman:

  1. Be Real: partire da una realistica constatazione dell’esistente. Cosa rappresento oggi per le persone con le quali mi relaziono nei quattri ambiti? Quali i miei punti di forza, quali i punti di debolezza, quale il mio contributo distintivo? Cosa mi è richiesto?
  2. Be Whole: ricercare obiettivi che portino contributi positivi (direttamente o indirettamente) alle 4 sfere della mia vita
  3. Be Innovative: occorre sperimentare per trovare nuove soluzioni. “Follia è fare sempre le stesse cose e aspettarsi risultati diversi”, Albert Einstein.

Infine ovviamente occorre valutare i risultati di questi “esperimenti” per verificarne l’efficacia, ed apportare cambiamenti e consolidarli.

Dalle esperienze emerse in chi ha deciso di provare questo tipo di “piano di sviluppo” ci sono alcune categorie ricorrenti:

  • la capacità di concentrarsi
  • l’ascolto e l’impegno personale verso gli altri
  • lavorare sugli orari e sugli spostamenti
  • delega e sviluppo dei collaboratori

Io ho personalmente sperimentato una “strada” che rientra in una di queste categorie e ho trovato la sua efficacia. Se siete curiosi contattatemi!

Un caro saluto,

spero sia di vostro interesse, ma soprattutto stimolo.

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